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Relazione annuale alla serata degli sponsor
Siamo felici di avere una volta l’anno l’occasione, anche grazie all’ospitalità’ dell’amica Sieglinde, di incontrarci per parlare dei nostri due progetti.
Le immagini che avete visto scorrere finora sono dei bambini di strada di Katmandu.
Questi bambini sono accolti, grazie al vostro aiuto, in una casa/scuola dove vivono tutto l’anno.
Al college lo scorso anno e’ mancato il direttore, che con la moglie e altri insegnanti gestiva la scuola e la casa. Dopo la sua morte ci siamo molto preoccupati che i bambini potessero non essere più adeguatamente seguiti. Grazie alla attenta sorveglianza della nostra referente in loco, Barbara Monachesi presidente della Apeiron, associazione italiana operativa in Nepal, abbiamo potuto constatare che tutto procede bene e che i bambini continuano ad essere seguiti con affetto e attenzione.
Lo scorso mese di settembre anche Simone Micheletto, volontariamente, durante un suo viaggio in quei luoghi, e’ andato a far visita alla scuola ai nostri bambini portando loro molto materiale per disegnare e incontrando i ragazzi e la direttrice della scuola personalmente.
Noi siamo fieri di vedere tutti i bambini sereni e felici.
Muna e Sajitta, le più grandi, hanno ora preso su di loro l’incarico di “insegnare” ai più piccoli durante le loro ore di riposo. Si alzano alle 5,30 del mattino per andare alla scuola superiore e poi tornano alla Holy Cross School dove vivono tutto l’anno con gli altri. Contribuiscono al loro mantenimento aiutando, appunto, i più piccoli.
Prakash ci da’ qualche problema perché la scuola lo annoia. Abbiamo stipulato un accordo con lui: se si comporterà bene nei prossimi mesi cercheremo per lui una scuola più stimolante.
I problemi su questo progetto sono pochi perché l’assistenza e la presenza in loco di una corrispondente ‘occidentale’ ci aiuta a capire meglio i problemi da affrontare.
Partendo da questo presupposto siamo arrivati alla determinazione di chiedere alla stessa referente assistenza anche per l’altro nostro progetto: la scuola in Tibet, Nang Sal School.
Gli anni precedenti si erano prestati alla missione estiva amici o conoscenti di amici volontari più o meno appassionati al progetto, ma forse non così preparati allo svolgimento della missione. Bisogna tener presente che il gap culturale tra il nostro mondo e il loro e’ gigantesco. Per questo motivo tramite Barbara Monachesi abbiamo stipulato un accordo per la monitorizzazione del progetto NSS con Nabin Giri, marito nepalese di Barbara. L’estate scorsa, nonostante le serissime difficoltà, e’ stata effettuata la prima missione con il loro aiuto.
Come forse ricorderete lo scorso mese di marzo un devastante terremoto colpì la zona di Yushu, che e’ proprio la regione dove e’ la nostra scuola.
Sembrava impossibile per uno straniero ottenere il permesso di attraversare la zona e giungere alla scuola. Solo la tenacia di Nabin, la sua volontà di compiere la missione e prendersi la responsabilità di partire nella totale incertezza di arrivare a destinazione, hanno reso possibile il buon fine della missione. Nabin ha visto la distruzione del terremoto, ha perso giorni e giorni per ottenere i permessi, alla fine, forse anche grazie al fatto che essendo nepalese era meno vistosamente ‘straniero’, ce l’ha fatta! La polizia locale gli ha però dato solo il permesso per una settimana.
In questi pochi giorni Nabin ha raccolto informazioni preziose, ha parlato con i bambini, con tutti i docenti, con tutti gli inservienti, con i capi villaggio, con alcuni abitanti della zona e con Tulku Lama, ora capo del monastero.
I problemi sono tanti. L’assenza in loco di referenti significa difficoltà di scambio di informazioni per lunghi periodi.
Il clima e’ estremamente rigido (non scordate che siamo a 4.500 metri di altitudine) e tutte le infrastrutture soffrono moltissimo di questo e, anche, del fatto che nessuno ha, in quei luoghi, il concetto di ‘manutenzione’. Vedrete, nel breve filmato tra poco, che i bambini vanno a lavarsi al fiume con bacinelle di plastica. I lavandini costruiti all’esterno, infatti, sono già inutilizzabili. L’insegnamento che noi vorremmo trasmettere a questi bambini e’ anche questo, non solo quello scolastico. Senza, per questo, voler minimamente intervenire nella loro cultura.
Detto questo siamo però molto orgogliosi di veder crescere questi bambini e di vederli sorridere.
La difficoltà che ci sono, e sono tante, e che fanno spesso penare gli ‘operativi’ dell’associazione, vengono regolarmente dimenticate alla vista delle fotografie e dei filmati che mostrano quei volti sorridenti.
Nabin in una sola settimana ha raccolto informazioni dettagliate e importanti. L’accordo e’, per i prossimi anni, di svolgere altre missioni possibilmente anche più volte l’anno.
Concludo dicendo quanto siamo sempre orgogliosi di aver dato vita a due progetti così belli e importanti nonostante le difficoltà e ricordo quanto alta sia la necessità di avere alle spalle sponsor fedeli e altrettanto orgogliosi di partecipare ai nostri progetti. Zara Grigillo
2 dicembre 2010
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